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I PARTIGIANI
Le donne nella Resistenza
Vengono generalmente considerati noiosi dati, tabelle e file di numeri, ma questi qui sotto riportati testimoniano sicuramente il grande impegno che le donne manifestarono contro il regime fascista:

partigiane: 35.000
patriote: 20.000
iscritte ai gruppi di difesa: 70.000
arrestate o torturate: 4.653
deportate: 2.750
commissarie di guerra: 512
medaglie d'oro: 16
medaglie d'argento: 17
fucilate o cadute in combattimento: 2.900


Nonostante queste cifre così ingenti, il ruolo delle donne nei gruppi partigiani fu sempre fatto passare sotto silenzio, tanto che si parla di Resistenza taciuta.
Eppure i compiti da esse portati a termine furono molto rilevanti: erano le donne che si occupavano della stampa del materiale propagandistico e della sua distribuzione, erano le donne che svolgevano le varie funzioni di collegamento, che raccoglievano e trasportavano armi, esplosivi, munizioni, viveri, indumenti, ed erano sempre loro che curavano i partigiani feriti, cercando di rimetterli in sesto nel minor tempo possibile.
Alle donne era, inoltre, affidato l'importante incarico di studiare e preparare gli atti di sabotaggio nelle fabbriche per bloccare i prodotti destinati ai tedeschi e per spezzare le loro vie di comunicazione. Esse dovevano anche attaccare i depositi tedeschi di cibarie, che loro stesse dovevano poi distribuire alla popolazione e organizzare dimostrazioni nelle fabbriche e per le strade. Numerosi furono, infatti, gli scioperi, ma tra questi sono da ricordare, sia per la grande partecipazione che per le conseguenze che comportarono, soprattutto quello alla Falck nel '42 e quelli alla Face e alla Borletti del marzo 1943, che ebbero come conseguenza l'arresto di sedici operaie, sei delle quali nella sola Borletti.
E fu proprio nel 1943 che le donne partigiane si diedero un'organizzazione, riunendosi nei Gruppi di Difesa della Donna, all'interno dei quali si formarono le Volontarie della Libertà. L'attività di questi gruppi girava attorno a sei principi cardine: quello di fondare nelle fabbriche dei Gruppi di Difesa Femminile e di Resistenza, che avevano lo scopo, da un lato, di far continuare la resistenza nelle fabbriche e, dall'altro, di difendere in ogni modo le operaie dalle possibili deportazioni. In secondo luogo si proponevano di mobilitare le contadine contro gli espropri dei loro beni e di spronare le massaie ad assalire i depositi dei tedeschi per evitare che i vettovagliamenti finissero in Germania. Ancora, dovevano cercare di intensificare l'aiuto ai partigiani, disarmare le forze armate repubblicane e fare su di loro un'intensa opera di propaganda. Ultima cosa, ma non meno importante, dovevano organizzare le forme di protesta contro gli sfollamenti forzati e salvare dalla morte i giovani partigiani.
Le donne nlla resistenza
Direttive per il lavoro fra le donne (339 Kb)
Relazioni sull'attività di difesa (1.8 Mb)
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