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LA RICERCA DEL LICEO CAVALLERI
Fascistizzazzione

Insieme al libro di testo, il quaderno di scuola ha costituito per lungo tempo l'elemento principale del corredo di ogni scolaro. Inizialmente il quaderno aveva una veste piuttosto dimessa e una copertina scura, senza alcun tipo di raffigurazione ; l'esplosione della comunicazione di massa, soprattutto durante la prima guerra mondiale, finì per dare alle copertine di quaderno un nuovo "look", che il fascismo non esitò a fare proprio e ad utilizzare intensivamente.
A differenza dei libri di testo, le copertine di quaderno non erano controllate da un potere centrale ma erano in larga misura affidate all'iniziativa privata. La grande potenzialità dei quaderni di scuola stava nel loro utilizzo forzato, nell'acquisto obbligatorio da parte degli scolari, il cui numero era aumentato esponenzialmente durante il periodo della Grande Guerra. Attraverso la loro circolazione quindi le raffigurazioni in copertina si imponevano allo sguardo infantile ed adulto più di qualsiasi altra cos, divenendo un fondamentale mezzo di propaganda.
In genere le copertine di quaderno erano stampate con una grafica di qualità e di grande efficacia comunicativa, tant'è che tra molti studiosi vi è la convinzione che la grafica fascista sia espressione della ricerca artistica dell'epoca. Non è un caso infatti che firme prestigiose si cimentassero nell'arte della copertina di quaderno, da Antonio Rubino a Gino Boccasile. Il fascismo assumeva quindi le sembianze di un moderno regime mediatico, proponendosi nelle forme di una narrazione magica e fiabesca e avvolgendo gli italiani in un reticolato iconico e verbale.
Il principale topos nell'iconografia delle copertine di quaderno è dato ovviamente dal personaggio del Duce, Benito Mussolini, che diviene un vero e proprio oggetto di culto.
(Roberto Sgrilli). Altri temi fondamentali per alimentare la propaganda fascista furono il tema autarchico, la collana dei grandi sportivi, i discorsi memorabili e, non ultimo, il tema delle Giovinezze eroiche(Felice Sidoti, Angelo Mangini e Giannino Ancillotto). Si può quindi affermare che l'iconografia fu il primo passo verso una completa "Fascistizzazione e defascistizzazione delle scuole italiane".
Altre disposizioni che furono attuate allo scopo di raggiungere una più completa fascistizzazione scolastica furono l'istituzione dell'Opera Nazionale Balilla (ONB), che inquadrava i giovani dagli 8 ai 18 anni, e l'introduzione del Testo Unico di Stato. L'ONB aveva il compito di curare l'educazione fisica e morale della gioventù italiana; integrava infatti l'azione della scuola con competenze su scuole materne, su iniziative parascolastiche, sulla gestione dei patronati e delle attività premilitari. Il maestro di scuola assunse così anche le funzioni di educatore ed istruttore dell'ONB.
Grazie al Testo unico di Stato, il cui utilizzo divenne obbligatorio già dal 1929 sia nelle scuole pubbliche che in quelle private, lo Stato poteva esercitare un controllo diretto sull'insegnamento , limitando notevolmente l'autonomia didattica degli insegnanti, anche se questi erano obbligati al giuramento e ad iscriversi al PNF (Partito Nazionale Fascista). Con la spiccata ideologizzazione di ciascuna materia d'insegnamento, inclusa l'aritmetica, si può quindi parlare di didattica asservita al regime.
In questo modo la scuola divenne ben presto la cassa di risonanza di tutte le iniziative del regime. Le letture, i temi, i dettati, gli esercizi di matematica rispecchiavano il clima del periodo ed erano il riflesso delle scelte politiche del Duce.
Le misure autoritarie annunciate per l'insegnamento elementare si inserivano nel quadro di un rilancio dell'attività del fascismo nella scuola, inaugurato nel settembre 1929. Si trattava al tempo stesso di condurre la lotta contro l'analfabetismo e di garantire l'aumento della popolazione scolastica, per permettere la fascistizzazione totale della scuola. Durante questi anni decisivi, la parola d'ordine del regime nella scuola divenne "Libro e Moschetto".
L'educazione fisica, l'istruzione militare, la partecipazione agli avvenimenti e alle manifestazioni del regime divennero parte integrante della vita scolastica, costretta a riservare ampio spazio all'educazione, all'indottrinamento e alla formazione politica dei giovani. Senza dubbio non tutti i bambini in età scolare frequentavano il ciclo completo dell'insegnamento elementare. Molto spesso gli scolari abbandonavano la scuola dopo le prime tre classi. La riforma aveva segnato tuttavia un notevole progresso: gli iscritti alla scuola elementare, in rapporto all'insieme della popolazione in età compresa tra i 6 e i 14 anni, erano passati dal 57,61% nel 1921-22 al 73,03% nel 1931-32, con aumento particolarmente notevole nel nord-est e nel meridione. Il Fascismo si impegnò inoltre a fondo nella costruzione di nuovi edifici scolastici.
A partire dal 1929 inoltre si ebbe un'eccezionale espansione in tutti e quattro i rami dell'istruzione secondaria: in dieci anni, gli iscritti agli istituti tecnici raddoppiavano, mentre le matricole di ginnasi, licei classici e licei scientifici triplicavano. Ma lo sviluppo più forte si verificò nell'istruzione magistrale, che in un decennio quintuplicò i suoi iscritti. La causa di questo aumento esponenziale nel numero degli iscritti era da ricercarsi, secondo il ministro Balbino Giuliano, nel deciso incremento delle nascite nell'immediato dopoguerra, incoraggiato dalla politica demografica del regime.
L'obiettivo primario divenne così quello di raggiungere un alto grado di fascistizzazione all'interno della scuola secondaria, dopo il boom di iscrizioni registratesi. La fascistizzazione della scuola media comportò soprattutto alcuni ritocchi ai programmi: fin dal 1930, la dottrina fascista era incorporata all'insegnamento della filosofia, oppure, negli istituti tecnici, alla storia e alla geografia. Il ministro Giuliano decise poi di far rientrare nei programmi del liceo l'opera di d'Annunzio e di Oriani, anche se le prime antologie poetiche dannunziane comparvero soltanto nel 1934 e l'autore abruzzese non avrebbe mai occupato un ruolo rilevante nell'insegnamento. I Vangeli furono esclusi dai programmi di filosofia per accontentare le autorità ecclesiastiche, che non sopportavano il fatto che professori laici spiegassero i testi sacri.
L'istituzione scolastica più estranea alla dottrina fascista era l'università. Certamente la maggior parte dei docenti possedeva la tessera del Pnf, che ben presto sarebbe diventata obbligatoria per accedere all'insegnamento universitario. Ma restavano comunque i vecchi professori, ai quali l'adesione al fascismo non sarebbe mai stata imposta, mentre per molti altri era solo una formalità. Certamente però l'indipendenza dei professori universitari da ogni forma di assoggettamento politico era destinata a soccombere ben presto: dal 1927 era obbligatorio prestare giuramento al re e ai suoi discendenti, allo statuto e alle altre leggi del regno, e Mussolini colse l'occasione per imporre il giuramento di fedeltà al regime fascista. Su 1200 professori universitari, soltanto 12 scelsero di abbandonare l'insegnamento pur di non prestare giuramento di fedeltà. Con la nomina di Cesare De Vecchi come Ministro dell'Istruzione la fascistizzazione della scuola prese un andamento più marcatamente militaristico e caporalistico. Il ministro lesinava sugli stipendi dei professori, già scarsamente retribuiti, e applicava un bieco favoritismo che lo portò a licenziare molti funzionari per sistemare uomini a lui totalmente fedeli.
L'aspetto essenziale dell'operato di De Vecchi consisteva nell'accresciuta centralizzazione del governo della scuola. il provveditore provinciale esercitava in prima persona tutta l'autorità, a nome, e non per delega, del ministro: tutti i presidi, i direttori, i professori dell'istruzione media e il personale delle scuole elementari della circoscrizione dipendevano da lui e quindi dal ministro. I ritocchi ai programmi riguardarono fondamentalmente le discipline letterarie. In italiano fu accantonato lo studio delle novelle del XIV secolo a vantaggio delle opere del XIX secolo e dei contemporanei. Furono aboliti dai programmi autori come Manzoni, Alfieri e Goldoni e le traduzioni degli autori stranieri moderni scomparvero totalmente. Al contrario De Vecchi incentivò lo studio del latino e auspicava che gli alunni riuscissero a parlarlo fin dalle prime classi della scuola media.
Mussolini letterato (Donadoni, Meneghello)

Durante gli anni del regime fascista Benito Mussolini fu esaltato anche come grande scrittore e letterato, nel campo della letteratura che riguarda principalmente le correnti del pensiero filosofico - politico: ottimo esempio di questa "glorificazione" letteraria del Duce è riscontrabile nell'opera di Eugenio Donadoni intitolata "Breve storia delle letteratura italiana". Secondo Donadoni, Mussolini è il creatore di uno stile nuovo, personalissimo, che reagisce alla prosa ornamentale del d'Annunzio e trova invece una perfetta adesione tra contenuto e forma grazie alle notevoli capacità di sintesi. Le parole utilizzate da Mussolini non esistono come gusto meramente musicale e ritmico, ma come immediato riflesso del pensiero. Il suo linguaggio è ricco, ma senza esibizionismi letterari: vivo e preciso.
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