| L'OCCUPAZIONE |
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La barbarie nazista
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L'8 settembre 1943, data in cui verrà diffusa la notizia dell'armistizio firmato dal maresciallo Badoglio, segnerà l'inizio della fase più cruenta della guerra sul fronte italiano, caratterizzata dall'occupazione nazista del nostro bel Paese, che causerà l'uccisione di un numero imprecisato (si pensa circa 15.000) civili italiani.
Numerosissimi saranno gli eccidi che la barbarie tedesca compirà nel nostro Paese, che sarà innaffiato dal sangue innocente in tutto il suo territorio, dal Nord al Sud. Si tratterà di stragi tremende, in cui i nazisti daranno libero sfogo ai loro impulsi più bassi, stragi molte volte insabbiate, per non minare i rapporti tra Italia e Germania, ma che non vanno dimenticate, perché
anche questo è stato
Sant'Agata (Ch), Marzabotto, Fosse Ardeatine, la Benedicta, Borgo Ticino, S. Anna di Stazzema, Niccioleta, Forno (Ms), Guadine (Ms), Piazzale Loreto sono solo alcuni dei posti da non scordare, e che fanno tornare alla memoria di chi ha vissuto quei fatti momenti di terrore e di profonda tristezza.
La strage di Sant'Agata avrà luogo il 21 gennaio 1944, quando i tedeschi, alle 5 della mattina, stiperanno in una casa decine di persone e, dopo avervi lanciato all'interno tre bombe a mano, vi appiccheranno il fuoco. Il totale delle vittime sarà di 42 persone.
Molte di più saranno le vittime di Marzabotto, Grizzano e Vado di Monzuno, in tutto 1830. Principale responsabile dell'eccidio che durerà 3 giorni sarà il maggiore delle SS Walter Reder, comandante del 16° Panzergrenadier "Reichfuhrer". In località Caviglia i tedeschi faranno irruzione nella chiesa, dove il parroco aveva riunito i fedeli per la recita del rosario, e uccideranno tutti lanciando bombe a mano e sparando con le mitragliatrici. Nella frazione di Castellano verrà assassinata una donna con i suoi 7 figli; a Tagliadazza verranno uccise altre 19 persone e 109 a Caprara. Ma Reder, non pago degli atti criminali fino a quel momento compiuti, prima di andarsene, farà spargere in tutto il territorio un'enorme quantità di mine, che continueranno a mietere vittime (in tutto 55) fino al 1966. Sopravviveranno solo 3 persone: un bambino di 6 anni, uno di 8 e una maestra dell'asilo.
Bisognerà attendere solo un paio di mesi per assistere, poco più a Nord, a un'altra grande rappresaglia, quella delle Fosse Ardeatine a Roma, scelte da Kappler per portare avanti la vendetta voluta dal führer in seguito all'agguato partigiano di via Rasella. 335 saranno gli italiani uccisi quel 24 marzo del 1944, 75 dei quali uccisi solo perché ebrei.
Ma la follia nazista ancora non accennava a placarsi: il 7 aprile si compirà la prima delle tante stragi avvenute in Piemonte, quella della Benedicta. La Benedicta era una cascina che si trovava sul Monte Tobbio, nelle vicinanze di Vercelli, dove i partigiani avevano posto il loro comando con lo scopo di organizzare le azioni degli uomini che si erano rifugiati nella zona. Ma in quel fatidico giorno di aprile, i nazifascismi accerchieranno la Benedicta e le altre cascine dove erano asserragliati i partigiani e ne fucileranno 147, mentre altri verranno ammazzati in combattimento. 400 altri partigiani verranno catturati e deportati nei campi di concentramento, dove ne periranno circa 200.
Ancora più inaudita perché inspiegabile sarà l'azione portata avanti dai reparti delle SS tedesche e dalla X Mas a Borgo Ticino (No), città che il 13 agosto 1944 sarà data alle fiamme, tutti gli abitanti portati in piazza e 13 giovani scelti per essere fucilati. Dopodiché la popolazione sarà buttata fuori dall'abitato, picchiata e derubata di ogni cosa.
Solo un giorno prima a Sant'Anna di Stazzema e nelle borgate limitrofe era partita un'azione che porterà all'uccisione di 560 persone da parte di una banda di SS, probabilmente sempre guidate dal temibile maggiore Reder. Diverse saranno le modalità con cui si compirà lo sterminio: a Sant'Anna le persone moriranno bruciate nelle loro abitazioni, alla Vaccareccia, così come ai Franchi e alle Case, saranno rinchiuse in stalle e case e fatte fuori con bombe a mano, a Vinca e a Pero verranno trucidati in piazza della chiesa e successivamente arsi, al Colle verranno uccise mentre in fila indiana, su ordine dei tedeschi, si recavano a Valdicastello. Per evitare che qualcuno riuscisse a fuggire, i tedeschi porteranno avanti un'azione di fiancheggiamento a Guadine (Ms) e nei paesi viciniori, dove verranno trucidate 13 civili.
Praticamente ignorata è sempre stata un'altra strage avvenuta nella notte tra il 12 e il 13 giugno a Niccioleta (Gr), paese abitato quasi esclusivamente da operai minatori, che difendevano strenuamente i loro impianti minerari e le loro case dagli attacchi tedeschi, ma all'alba del 13 i fascisti faranno un rastrellamento casa per casa catturando 150 minatori, 82 dei quali verranno fucilati, 25 deportati nei campi nazisti e gli altri liberati.
Man mano, insomma, la barbarie nazista si porterà sempre più a Nord, e, dopo aver colpito anche il Veneto (si ricordi la strage di Monte Crocetta), giungerà in Lombardia. Proprio nella nostra regione, fatto degno di essere ricordato è l'uccisione di 15 partigiani a Milano in piazzale Loreto il 10 agosto 1944. 15 partigiani scelti a caso tra tutti quelli rinchiusi nel carcere di San Vittore, uccisi solo per rappresaglia per l'esplosione di una bomba in Viale Abruzzi. Intento dei tedeschi sarà quello di intimorire la gente e di dissuaderla da compiere altri gesti simili. La fucilazione avverrà per mano della Guardia nazionale repubblicana e della "Muti", su ordine del gerarca Saevecke, che già aveva fatto uccidere 54 ebrei a Meina, sul Lago Maggiore il 22 settembre 1943, 15 civili a Greco il 15 luglio 1944, altri 3 il 20 a Corbetta, ancora 5 a Ribecco sul Naviglio, dove aveva fatto deportare anche 58 persone, e via dicendo.
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