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I SOLDATI
L'esercito italiano nella guerra 1940-1945
E' il 10 giugno 1940 quando l'Italia decide di entrare in guerra a fianco della Germania. Manie di grandezza e una distorta visione del nostro esercito avevano spinto il duce a una simile scelta. Mussolini, infatti, pensava che la guerra sarebbe durata molto poco, tanto che si immaginava di riuscire a portare a termine le proprie campagne militari nel giro di sei mesi; ma i nostri soldati erano impreparati e le nostre armi inadeguate per una guerra moderna, così come inadeguati erano i carri armati, decisamente troppo leggeri. Questa mancanza di preparazione e di armi adeguate porterà l'esercito italiano a perdere su tutti i fronti, a partire da quello africano, dove, facendo base nel suo dominio libico, aveva deciso di tentare di fermare l'avanzata delle truppe inglesi. Inaspettata fu la disfatta del nostro esercito, dieci volte più numeroso rispetto a quello anglosassone, e la causa è da attribuirsi ai carri armati Matilda, invulnerabili per le armi italiane.
La serie di imprese sfortunate continuerà con la campagna di Grecia, durante la quale si assisterà a un'ulteriore riprova dell'impreparazione dell'esercito italiano, che non riuscirà a sconfiggere la resistenza delle truppe elleniche.
Ma la battaglia più dura sarà sicuramente quella sul fronte russo, dove l'Italia supporterà la Germania nell'operazione Barbarossa, che avrà luogo dal 22 giugno su un territorio largo più di 1600 chilometri. La durezza della situazione sarà aggravata dalla dotazione precaria con cui gli italiani partiranno per la fredda terra russa.
(Le scarpe, solo per fare un esempio erano le stesse che usavano i soldati in Africa, e, quando le si toglieva, il cuoio diventava talmente duro che non le si poteva più rimettere, inoltre si disfavano e i soldati cercavano di tenerle insieme col fil di ferro; le armi erano vecchie e si inceppavano con grande facilità; per non parlare del clima, che mieteva più vittime dell'esercito russo stesso).
Le continue disfatte dell'esercito spingerà il capo del Governo Badoglio a firmare l'armistizio il 3 settembre 1943, notizia che verrà divulgata con un messaggio radiofonico l'8 settembre alle ore 19.45 e che getterà l'Italia nel caos più totale. L'esercito si dissolverà quasi dappertutto e i tedeschi occuperanno la nostra penisola, catturando centinaia di migliaia di soldati italiani e deportandoli nei campi di concentramento in Germania.
Le stime di questo sfacelo sono le seguenti: 60.000. i soldati morti o dispersi e 700.000. quelli deportati nei lager nazisti. In più, i tedeschi faranno razzia delle armi del nostro regio esercito, indebolendolo ulteriormente e impoverendolo sempre di più.
Diverse in quel periodo sono le dislocazioni delle unità italiane al di fuori della penisola: 300.000. uomini circa si trovano in Slovenia, Croazia, Dalmazia, Montenegro e Bocche di Cattaro, 260.000. circa in Grecia e nelle isole dell'Egeo, più di 100.000. in Albania e 230.000. in Francia e in Corsica, nella cui parte settentrionale si trova da circa dieci mesi la divisione "Friuli", di cui facevano parte anche i canegratesi Carlo Palmieri e Bruno Castiglioni. A metà novembre il gruppo si trasferirà in Sardegna, lasciando in Corsica le armi, le artiglierie, gran parte degli automezzi. L'esercito è sconfitto, demoralizzato, nonostante tutto, però, il gruppo continuerà a combattere strenuamente contro i tedeschi e attraversò, al seguito degli americani liberatori e degli inglesi, tutta l'Italia. Nel luglio del 1944 la divisione riceve l'ordine di raggiungere il continente. Nei ranghi dell'esercito di liberazione, incorporato nella IX armata inglese, il gruppo di combattimento "Friuli" parteciperà alla liberazione del Nord , culminata nella presa di Bologna l'11 aprile 1945.
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